"La natura è come una tavolozza bianca sulla quale puoi dipingere ciò che vuoi. Credo molto nel territorio in cui vivo che offre tantissime opportunità incredibili basta soltanto provarci mettendo in moto la creatività e facendoti spingere da un'idea che ti guida. Cambiano i sistemi ma l'uomo e la natura sono sempre gli stessi. La corsa nella natura è ciò che ha sempre permesso all'uomo di viaggiare, conoscere e soprattutto sognare. Se lo faccio io c'è tantissima altra gente che può farlo. L'importante è puntare a qualcosa e darsi un obiettivo al proprio livello, sarà comunque un'impresa e se condivisa con gli altri può essere uno stimolo per guardare oltre".

mercoledì 21 maggio 2008

Lead: la mia grande passione per l'arrampicata da gara.


Ecco l'articolo che ho scritto su "La provincia di Lecco" in occasione della prova di C.d.M nel giugno 2003 a Lecco.

SI FA IL PIENO DI ADRENALINA
di Giakomo Cominotti


Per l'ennesima volta ascolto le parole del giudice senza fare troppo caso al significato: a me la scelta dell'attimo in cui staccare il piede da terra e partire.
Un viaggio verticale ricco di aspettative maturate durante il duro periodo di preparazione sta per iniziare.
Tutto è in ordine: il velcro delle mie scarpette bianche tirato quasi a fermarmi la circolazione, l'imbrago chiuso, il pantalone "vincente" usato in una delle tante gare da ricordare.
Ogni volta penso, mentre mi lego, alla stessa cosa: "che senso ha stare qui?".
Ma è solo un breve attimo quello del dubbio, troppa è la voglia di misurarmi con gli altri, con me stesso, con la via. Mi gioco tutto in cinque miseri minuti. Ho un'adrenalina in corpo che trabocca.
Penso che questo è il mio momento e tutti osservano me: non devo deluderli, ho lavorato bene, sono in forma. E poi tra l'altro sono bello leggero e tonico, ma dai, stai tranquillo che lo finisci 'sto tiro.
Una serie di pezzi di plastica disposti qua e là a volte manda in crisi il mio self-control:capire come interpretare mi affascina in maniera impressionante.
Il fatto che io non possa sbagliare non mi disturba affatto, sono forte e deciso.
E allora via si parte!
Anche se ho come sottofondo la mia musica mi concentro sul ritmo e sull'impostazione da dare alla mia scalata. D'un tratto emergono dalla mia memoria frammenti del lavoro che mi ha portato fin qui.
Le ore sul muro, le occasionali uscite in falesia con gli amici, i sacrifici per cercare di limare il più possibile il mio corpo ricercando l'equilibrio psicofisico.
Tanta fatica per cinque minuti di gloria: sarà così? Sta a me dimostralo. E via bello fluido.
Eh si, l'importante è partecipare, diceva qualcuno.
Non mi basta.
Presa dopo presa, immagino gli avversari che mi hanno preceduto, caduti su ogni movimento che mi vede passare: domino con ancor più margine.
Il dolore agli avambracci comincia a essere sempre più importante,ricerco insistentemente momenti di decontrazione che non esistono. Devo spingere ancora sul gas. Poi capisco che siamo agli sgoccioli. Accelero l'andatura. Ormai non ci vedo neanche più, i gomiti si alzano, ancora un lancio.
Ah!!
Come altre volte mi ritrovo ancora appeso alla corda dopo un bel volo, le braccia si gonfiano come zampogne ma io mi sento incredibilmente vivo.
Ho dato tutto me stesso in questi miseri cinque minuti. Che bello vivere con intensità l'agonismo, mi aiuta a trovare il giusto baricentro del mio essere arrampicatore sportivo e forse non solo.
Alti e bassi per arricchire il mio io profondo attraverso una motricità che non ha eguali.
"Chi è il prossimo?" chiede ancora il giudice.
Un altro uomo alla ricerca di se stesso.

5 commenti:

Stefano ha detto...

Giacomo, ho letto il tuo articolo con molto interesse, devo dire che hai reso perfettamente l'idea, con semplicità ed in poche righe hai espresso la lotta fisica e psicologica di quei 5 minuti (così come li chiami tu). Sono uno sportivo, ma se mi arrampicassi a malapena riuscirei a sollevare i miei 95 kg, eppure il tuo articolo mi ha fatto venir voglia di sfidare una parete.
PS: farò di sicuro pubblicità al tuo blog, a sua volta mi è stato segnalato, ma questa è un altra storia...

Stefano
Lecco

Giak ha detto...

Grazie Stefano....mi ha sempre fatto piacere suscitare entusiasmi (chi mi conosce lo sa...)e mi lusinga il tuo commento.....che sport pratichi?

Roberto Bagnoli ha detto...

veramente denso di emozioni. la gara, per chi la prende sul serio, è di fatto la sintesi, fisica ed emozionale, di un percorso magari cominciato lontano; nel breve tempo in cui si esaurisce in raltà non fa che ricaricare la molla del carillon motivandoti per la prossima sfida.

Giak ha detto...

Il mio amico Antonio Molteni da Triuggiomi scrive:

Non so come rispondere nel blog, non sono molto pratico. Se vuoi aggiungilo tu ai commenti.

"Più che un'articolo mi sembra una poesia e una pagina di letteratura degna di essere riportata nei testi di letteratura sportiva .
Non sò come tu possa averlo scritto (se prima o dopo la gara) perchè sembra che tu lo stia scrivendo, come si dice al giorno d'oggi, in tempo reale: è l'essenza delle tue sensazioni del momento, un concentrato di riflessioi serie di chi come i veri atleti ha lavorato e sacrificato tanto per trovarsi alla partenza di una gara importante sicuro di poter dare il meglio di se stesso: il resto verrà da solo.
E se per caso non si dovesse raggiungere il risultato sperato o addirittura sognato a lungo, basta valorizzare una massima spesso sottovalutata, che purtroppo non ricordo alla lettera: non è importante dove si ariva ma è importante tutto quello che si fatto per arrivare".
ANTONIO

Grazie Antonio.....teniamo viva la difficoltà...

Norbert ha detto...

Tutto vero. Ho letto più volte il tuo scritto Giakomo perché parola dopo parola, mi riportava a galla sensazioni vissute sul filo del rasoio. Emozioni concrete, fin contrastanti: “ma sì, in fondo l’importante è essere qui, è partecipare, divertirmi seguendo le regole della mia più grande passione” … “non scherziamo, io questo tiro lo voglio finire, voglio arrivare dove so di poter arrivare e dimostrare a me stesso, a questa parete, a queste prese che quando mi metto in testa una cosa poi la ottengo”. E’ stato così, ad esempio, durante l’esame di dicembre che, se tutto va bene, mi ha qualificato istruttore di arrampicata. Arrivo nella sala, guardo l’elenco dei partecipanti e l’ordine di convocazione: il primo sono io…sfiga o fortuna? Sono fresco e concentrato, dal punto di vista fisico meglio così…però essere i primi fa sempre un po’ paura, “aprire le danze” è un onore che a volte si paga. Decido di partire con il sorriso sulle labbra, convinto e carico come un fucile. Una presa, poi l’altra, controllo della tecnica e movimenti puliti. Non posso sbagliare, la concentrazione è al massimo. “Non mollare Norbert” è il mio pensiero costante: la sfida con me stesso è quello che mi affascina più di ogni altra cosa, commettere un’imprudenza comprometterebbe il buon esito dell’esame e vanificherebbe la costanza e l’allenamento dei mesi scorsi. Ultima presa: è mia. ADRENALINA PURA, come dici tu. Vorrei ridere a gran voce mentre mi faccio calare, ma aspetto di incrociare gli sguardi dei miei esaminatori…sono confortanti e i loro commenti più che positivi mi confermano che questa volta, ho davvero vinto io.
Non smetterò mai di cercarle emozioni così, una volta che le vivi, ne diventi un po’ dipendente. Come quando guardi in faccia per la prima volta la roccia strapiombante di un tiro mai provato. Pensi che o vinci tu o vince lei. E’il principio di questo sport, la base di questa appassionante disciplina. Magnesite in abbondanza e parti per una nuova sfida, a mani nude e animo libero. Sei sempre in gara, con o senza ufficialità.